Woke

agg. Detto di chi si sente consapevole dell’ingiustizia rappresentata da razzismo, disuguaglianza economica e sociale e da qualunque manifestazione di discriminazione verso i meno protetti; usato anche come s. f. e m. inv. | (iron.) Persona che, esibendo il proprio orientamento politico progressista o anticonformista, ha un atteggiamento rigido o sprezzante verso chi non condivide le sue idee. (Enciclopedia Treccani)

La cultura woke è stata molto criticata anche a sinistra. Le sinistre liberali hanno messo in discussione la formulazione vittimistica di minoranze politicizzate e orgogliose della propria identità: queste minoranze fastidiose mettevano in discussione i contenuti tradizionali e i ruoli di genere al riparo dei quali tutta l’èlite di giornalisti, baroni universitari e politici si è comodamente seduta. Del woke da queste sponde si attacca il linguaggio inclusivo ritenuto non canonico, idealizzando una lingua immutabile e nobile che non esiste nella realtà. La critica si estende al riconoscimento nelle università e nei luoghi di lavoro di identità che un tempo erano oggetto di bullismo e oggi si pensa abbiano assunto troppa centralità nel discorso pubblico, che dovrebbe proseguire immutato nei soliti tristi binarismi di genere.

Anche le sinistre rivoluzionarie attaccano pesantemente l’immaginario woke, ritenuto figlio di un pensiero debole, sovrastrutturale, incapace di affrontare i temi veri dello sfruttamento salariale, del conflitto di classe, della rovina della civilizzazione industriale tecnoscientifica etc. È molto istruttiva a riguardo, la ripresa da parte di alcuni gruppi anarchici di una parabola di Theodore W. Kaczynski. Noto al grande pubblico come Unabomber, Kaczynsky scrisse un breve racconto intitolato “La nave dei folli”, (https://www.finimondo.org/library/la-nave-dei-folli-589) racconto nel quale si mettono in discussione tutte le priorità dei movimenti, ritenute secondarie rispetto alla deriva della società industrializzata.

Se la nave è diretta verso l’abisso, questa è la metafora di Unabomber, è inutile e dannoso interessarsi di buoni pasti durante il viaggio, del fatto che non si trattino male gli animali presenti nella imbarcazione, e così via. Tutte queste cose distraggono dal vero obiettivo, che è quello di invertire la rotta, tornano alla società pre industriale agognata da Ted Kaczynski. Questo racconto esprime molto bene la contrarietà di alcuni gruppi rivoluzionari alle pratiche intersezionali, proprie dei movimenti transfemministi, di contrasto del sistema patriarcale e capitalista di dominio in ogni sua sfaccettatura. Anche qui, come nella cultura della totalità hegelo marxista, viene criticata ogni deviazione dall’obiettivo finalistico, quello del rovesciamento del modo di produzione della società borghese.

Unabomber non ha certo a cuore le fabbriche come i marxisti, ma l’idea è la stessa: preoccupatevi delle cose serie e non delle fregnacce come il gender, l’ambientalismo, il linguaggio politicamente corretto e così via. Questa impostazione ha portato ad altre derive ancora più gravi, di attacco diretto alla separazione tra sesso e genere, virando su un immaginario transfobico, oltre che tecnofobo. È importante leggere i frammenti per quello che sono, pezzi di realtà, e non parti di un Tutto chiuso e inalterabile, a cui si dà nome di Modo di Produzione, Natura, Vita umana, etc. Il dominio si diffonde su una scala piuttosto diversificata di dispositivi e coinvolge determinate questioni: linguaggio, modifica dei corpi, estensione delle proprie capacità di intervenire nella vita quotidiana.

Se la nave dei folli venisse guidata da un gruppo di preti impazziti che buttassero a mare tutte le donne presenti sull’imbarcazione, avremmo comunque lo stesso esito disastroso, anche prima del naufragio sugli scogli del progresso, per restare nella metafora di Unabomber. Vale la pena occuparsi della realtà delle passioni e dei desideri di liberazione di tuttә, senza lasciarsi irretire dai fantasmi della dialettica o della essenzializzazione di alcuni tratti della vita sulla terra e delle singolarità che la abitano.