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    <title>ragionamendo</title>
    <link>https://paper.wf/ragionamendo/</link>
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    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 00:50:05 +0000</pubDate>
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      <title>Il campo largo non esiste</title>
      <link>https://paper.wf/ragionamendo/il-campo-largo-non-esiste</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il campo largo non esiste&#xA;&#xA;La scommessa della leader del PD Elly Schlein, &#34;testardamente unitaria&#34;, di tenere unita una coalizione con i 5 stelle, sta per arrivare al momento della verità. Non sappiamo ancora se Conte terrà fede alla sua promessa di partecipare alle elezioni in alleanza con altri partiti (sarebbe la prima volta per il MoVimento fondato da Grillo) ma il punto è proprio questa incertezza. Spinta da un ragionamento più matematico che politico, Schlein ha pensato che sommando i voti del suo partito più quelli di AVS, dei centristi vari e, appunto, dei 5 stelle, avrebbe potuto sfidare Meloni alle prossime politiche. &#xA;&#xA;L&#39;ipotesi, caldeggiata dalla maggioranza del suo partito, quella che aveva dato il via al governo giallo-rosso, più l&#39;avallo di Matteo Renzi, sembra avere una sua logica. Sono dei partiti che ripropongono una coalizione di centro-sinistra, una formula che in Italia ha una lunga tradizione storica che ha attraversato le epoche e le fasi della Repubblica più diverse. Con un compromesso sul programma, puntando sui cavalli di battaglia del rilancio delle istituzioni pubbliche più devastate dalla destra, ovvero sanità, scuola, mondo del lavoro etc. un progetto di governo alternativo non sarebbe poi tanto irraggiungibile. Una spruzzata retorica sulla Costituzione, sulla Pace ed ecco che siamo pronti ad affrontare le urne. Questo, però, è tutto soltanto in teoria, perché sono mesi che il progetto non parte. &#xA;&#xA;Le ragioni di questa attesa stanno cominciando ad emergere: Giuseppe Conte si tiene aperta la possibilità di correre da solo alle elezioni. Il suo obiettivo primario è, ovviamente, tornare a Palazzo Chigi, ma quello immediatamente successivo è avere il maggior numero di parlamentari per i 5 stelle. Se dovesse essere impossibile un Conte-Ter ecco che la nuova legge elettorale, qualora venisse varata, aprirebbe le porte ad un proporzionale che sarebbe un libera-tutti, soprattutto in previsione di un possibile pareggio tra centrodestra e centrosinistra, per cui poi in parlamento ciascuno avrebbe le mani libere per le alleanze. &#xA;&#xA;È questo il motivo per cui lo scaltro avvocato foggiano, che ha costruito un partito &#34;progressista indipendente&#34;, gemellato con la leader fasciocomunista tedesca Sahra Wagenknecht (la stalinista della ex DDR che potrebbe allearsi coi neonazisti della AfD) si tiene ancora la carta di una possibile rottura. In questi giorni va ripetendo che quando ci sarà il confronto sul programma non potrà scendere a compromessi sul riarmo, mentre le primarie sono ancora pendenti e lontane. Il tema scelto per una rottura col PD è ovviamente quello degli aiuti militari all&#39;Ucraina. Sebbene la manfrina appaia particolarmente ripugnante, nel negare un aiuto a un paese democratico che viene bombardato ogni giorno su mercati e ospedali da una dittatura imperialista sanguinaria, questa scelta per Giuseppi non è altro che una carta ipocrita come un&#39;altra per portare (qualora ce ne fosse infine bisogno) allo strappo. &#xA;&#xA;È molto probabile che al leader progressista indipendente non freghi assolutamente nulla della guerra e della pace, avendo da presidente del consiglio aumentato sensibilmente la spesa militare e avendo sostenuto con Draghi i primi aiuti militari a Kiev. Stiamo parlando di un trasformista come pochi nella storia della Repubblica, capace di governare con l&#39;estrema destra e con il centro sinistra, sostenere un governo tecnico e poi farlo cadere, presentarsi da solo alle elezioni (spianando la vittoria a Meloni) per poi gridare subito alla necessità di una alleanza anti Meloni. Su queste basi la vera domanda è come Elly Schlein ritenga praticabile e credibile costruire una coalizione duratura. In definitiva la leader del PD sembra essere quasi condannata a dover percorrere una strada obbligatoria ma destinata alla catastrofe: anni a caldeggiare questa alleanza, con un alleato con non vede l&#39;ora di fregarti. &#xA;&#xA;L&#39;unico sussulto tattico che mi sembra di aver visto in Schlein è stato quando ha (palesemente) chiesto alla segretaria della giovanile del suo partito di fare il discorso pacifista: mi è parsa una mossa anche furba ma disperata, volta a non farsi schiacciare dalla retorica di Conte per cui lui è un nonviolento, un novello Mahatma Gandhi, Giuseppe Mahatma Gondhe, mentre Schlein è una terribile bellicista guerrafondaia, che vuole continuare il conflitto in Ucraina: la colpa della mancata &#34;svolta negoziale&#34; non sarebbe per la brama di sangue di Putin, che ogni giorno massacra dei civili pur di avere dieci metri quadrati in più di Donbass, ma sarebbe colpa di un partito di opposizione in un paese che avrà mandato in Ucraina sì e no qualche vecchio carrarmato e due munizioni. Si sta facendo un teatrino ridicolo e osceno sulla pelle di un paese martoriato. Ma a Giuseppi la sua amica Sahra Wagenknecht avrà detto che la colpa di tutto, a partire della fine della DDR, è della NATO. &#xA;&#xA;Oltre che all&#39;appeasement con nazisti, fascisti e satrapi, anche il resto del programma politico di Conte è piuttosto tendente a destra. Su temi come immigrazione, giustizia, carceri, cittadinanza e altro sembra di leggere ancora le tesi del governo gialloverde con Salvini. Su altre cose poi si vira subito nella retorica populista di sinistra, dalla sanità al reddito (per quanto poi tutto il welfare sia destinato ai soli veri &#34;italiani&#34; residenti da decenni sul suolo patrio) e la Costituzione e così via. In sostanza però stiamo sempre parlando di retorica vuota, di destra come di sinistra, tutto poi pronto ad essere sacrificabile alla prossima giravolta politica estemporanea a convenienza degli ex grillini. &#xA;&#xA;In conclusione, non possiamo sapere ancora se Conte andrà alle elezioni da solo o meno, se ci saranno le primarie, chi le vincerà, se ci sarà un accordo sul programma: forse non lo sa nemmeno lui, per adesso. Quello che mi sembra invece chiaro è che il Campo Largo è un miraggio, un progetto politico inesistente, frutto dell&#39;idea di riproporre un progetto come quello del centro-sinistra che è stato spazzato via dalla crisi economica del 2008, dalla quale poi sono nati tutti i partiti populisti. Mi sembra veramente impossibile che rinasca oggi con l&#39;alleanza tra forze non solo così disomogenee, ma con leader così trasformisti e spregiudicati, pronti a mettere il potere davanti a tutto, soprattutto davanti ogni briciolo di dignità e di decenza umana. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il campo largo non esiste</p>

<p>La scommessa della leader del PD Elly Schlein, “testardamente unitaria”, di tenere unita una coalizione con i 5 stelle, sta per arrivare al momento della verità. Non sappiamo ancora se Conte terrà fede alla sua promessa di partecipare alle elezioni in alleanza con altri partiti (sarebbe la prima volta per il MoVimento fondato da Grillo) ma il punto è proprio questa incertezza. Spinta da un ragionamento più matematico che politico, Schlein ha pensato che sommando i voti del suo partito più quelli di AVS, dei centristi vari e, appunto, dei 5 stelle, avrebbe potuto sfidare Meloni alle prossime politiche.</p>

<p>L&#39;ipotesi, caldeggiata dalla maggioranza del suo partito, quella che aveva dato il via al governo giallo-rosso, più l&#39;avallo di Matteo Renzi, sembra avere una sua logica. Sono dei partiti che ripropongono una coalizione di centro-sinistra, una formula che in Italia ha una lunga tradizione storica che ha attraversato le epoche e le fasi della Repubblica più diverse. Con un compromesso sul programma, puntando sui cavalli di battaglia del rilancio delle istituzioni pubbliche più devastate dalla destra, ovvero sanità, scuola, mondo del lavoro etc. un progetto di governo alternativo non sarebbe poi tanto irraggiungibile. Una spruzzata retorica sulla Costituzione, sulla Pace ed ecco che siamo pronti ad affrontare le urne. Questo, però, è tutto soltanto in teoria, perché sono mesi che il progetto non parte.</p>

<p>Le ragioni di questa attesa stanno cominciando ad emergere: Giuseppe Conte si tiene aperta la possibilità di correre da solo alle elezioni. Il suo obiettivo primario è, ovviamente, tornare a Palazzo Chigi, ma quello immediatamente successivo è avere il maggior numero di parlamentari per i 5 stelle. Se dovesse essere impossibile un Conte-Ter ecco che la nuova legge elettorale, qualora venisse varata, aprirebbe le porte ad un proporzionale che sarebbe un libera-tutti, soprattutto in previsione di un possibile pareggio tra centrodestra e centrosinistra, per cui poi in parlamento ciascuno avrebbe le mani libere per le alleanze.</p>

<p>È questo il motivo per cui lo scaltro avvocato foggiano, che ha costruito un partito “progressista indipendente”, gemellato con la leader fasciocomunista tedesca Sahra Wagenknecht (la stalinista della ex DDR che potrebbe allearsi coi neonazisti della AfD) si tiene ancora la carta di una possibile rottura. In questi giorni va ripetendo che quando ci sarà il confronto sul programma non potrà scendere a compromessi sul riarmo, mentre le primarie sono ancora pendenti e lontane. Il tema scelto per una rottura col PD è ovviamente quello degli aiuti militari all&#39;Ucraina. Sebbene la manfrina appaia particolarmente ripugnante, nel negare un aiuto a un paese democratico che viene bombardato ogni giorno su mercati e ospedali da una dittatura imperialista sanguinaria, questa scelta per Giuseppi non è altro che una carta ipocrita come un&#39;altra per portare (qualora ce ne fosse infine bisogno) allo strappo.</p>

<p>È molto probabile che al leader progressista indipendente non freghi assolutamente nulla della guerra e della pace, avendo da presidente del consiglio aumentato sensibilmente la spesa militare e avendo sostenuto con Draghi i primi aiuti militari a Kiev. Stiamo parlando di un trasformista come pochi nella storia della Repubblica, capace di governare con l&#39;estrema destra e con il centro sinistra, sostenere un governo tecnico e poi farlo cadere, presentarsi da solo alle elezioni (spianando la vittoria a Meloni) per poi gridare subito alla necessità di una alleanza anti Meloni. Su queste basi la vera domanda è come Elly Schlein ritenga praticabile e credibile costruire una coalizione duratura. In definitiva la leader del PD sembra essere quasi condannata a dover percorrere una strada obbligatoria ma destinata alla catastrofe: anni a caldeggiare questa alleanza, con un alleato con non vede l&#39;ora di fregarti.</p>

<p>L&#39;unico sussulto tattico che mi sembra di aver visto in Schlein è stato quando ha (palesemente) chiesto alla segretaria della giovanile del suo partito di fare il discorso pacifista: mi è parsa una mossa anche furba ma disperata, volta a non farsi schiacciare dalla retorica di Conte per cui lui è un nonviolento, un novello Mahatma Gandhi, Giuseppe Mahatma Gondhe, mentre Schlein è una terribile bellicista guerrafondaia, che vuole continuare il conflitto in Ucraina: la colpa della mancata “svolta negoziale” non sarebbe per la brama di sangue di Putin, che ogni giorno massacra dei civili pur di avere dieci metri quadrati in più di Donbass, ma sarebbe colpa di un partito di opposizione in un paese che avrà mandato in Ucraina sì e no qualche vecchio carrarmato e due munizioni. Si sta facendo un teatrino ridicolo e osceno sulla pelle di un paese martoriato. Ma a Giuseppi la sua amica Sahra Wagenknecht avrà detto che la colpa di tutto, a partire della fine della DDR, è della NATO.</p>

<p>Oltre che all&#39;appeasement con nazisti, fascisti e satrapi, anche il resto del programma politico di Conte è piuttosto tendente a destra. Su temi come immigrazione, giustizia, carceri, cittadinanza e altro sembra di leggere ancora le tesi del governo gialloverde con Salvini. Su altre cose poi si vira subito nella retorica populista di sinistra, dalla sanità al reddito (per quanto poi tutto il welfare sia destinato ai soli veri “italiani” residenti da decenni sul suolo patrio) e la Costituzione e così via. In sostanza però stiamo sempre parlando di retorica vuota, di destra come di sinistra, tutto poi pronto ad essere sacrificabile alla prossima giravolta politica estemporanea a convenienza degli ex grillini.</p>

<p>In conclusione, non possiamo sapere ancora se Conte andrà alle elezioni da solo o meno, se ci saranno le primarie, chi le vincerà, se ci sarà un accordo sul programma: forse non lo sa nemmeno lui, per adesso. Quello che mi sembra invece chiaro è che il Campo Largo è un miraggio, un progetto politico inesistente, frutto dell&#39;idea di riproporre un progetto come quello del centro-sinistra che è stato spazzato via dalla crisi economica del 2008, dalla quale poi sono nati tutti i partiti populisti. Mi sembra veramente impossibile che rinasca oggi con l&#39;alleanza tra forze non solo così disomogenee, ma con leader così trasformisti e spregiudicati, pronti a mettere il potere davanti a tutto, soprattutto davanti ogni briciolo di dignità e di decenza umana.</p>
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      <guid>https://paper.wf/ragionamendo/il-campo-largo-non-esiste</guid>
      <pubDate>Tue, 29 Sep 2026 22:12:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il sogno della Grande Israele e la resistenza palestinese</title>
      <link>https://paper.wf/ragionamendo/il-sogno-della-grande-israele-e-la-resistenza-palestinese</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il sogno della Grande Israele e la resistenza palestinese&#xA;&#xA;Il progetto del governo Netanyahu, e più in generale quello della destra israeliana, emerge sempre più chiaramente dopo gli ultimi sviluppi della guerra in Medioriente: annettersi Gaza, la Cisgiordania, il sud del Libano e parte del confine siriano. Quello che poteva sembrare il sogno biblico della grande Israele, oggi si delinea con dei contorni sempre più netti all’orizzonte e da miraggio per estremisti e fanatici sta diventando argomento di dibattito politico. &#xA;&#xA;Due sono gli elementi che hanno agevolato il concretizzarsi dei veri obiettivi di Netanyahu e soci. &#xA;&#xA;Il primo è quello del 7 ottobre e dello sconsiderato attacco di Hamas ai civili israeliani. Possiamo pure minimizzare e giustificare i crimini del partito islamico, ma consideriamo un attimo la strategia costruita segretamente da Sinwar a cosa ha portato. Opposto al sogno della Grande Israele, Hamas coltiva specularmente quello di un unico stato palestinese a guida religiosa. Partendo da posizioni svantaggiate, con una Striscia di Gaza isolata dal resto dell’enclave governato dall’ANP in Cisgiordania, Hamas ha cercato di rompere questo isolamento con un attacco terroristico su vasta scala. Una toccata e fuga oltre confine e un ritorno tra la popolazione civile, nascondendosi nei tunnel sotterranei e tra i palazzi delle città della Striscia. &#xA;&#xA;Questa tattica militare andrebbe considerata con maggiore onestà intellettuale da parte di chi, come il sottoscritto, è sempre stato dalla parte della Palestina ed è sceso in piazza dopo che Israele ha cominciato a radere al suolo Gaza. Hamas è un soggetto ibrido perché è assieme partito indipendentista, polizia, milizia e tante altre cose, ma non è mai stato un esercito regolare: non avendo divise e confondendosi volutamente tra la propria popolazione dopo l’attentato terroristico, ha utilizzato una tattica che chiamare spregiudicata è un eufemismo.&#xA;&#xA;Di fronte a questa tattica, Israele ha deciso di radere al suolo tutta la Striscia, per togliere un vantaggio ad Hamas senza affrontare i miliziani corpo a corpo sul terreno. È emerso durante i mesi di bombardamenti come l’esercito israeliano considerasse legittimo ammazzare dieci civili per un solo combattente di Hamas, richiamando sinistramente altre situazioni che si credevano storicamente superate. Alla fine, dopo il massacro, Hamas è rimasta in piedi (seppur decimata), ma io mi vorrei un attimo mettere nei panni di un abitante di Gaza che non ha chiesto a nessuno l’azione del 7 ottobre e si è trovato invece tra i due fuochi dell’attacco israeliano e della polizia islamica. &#xA;&#xA;La comprensibile volontà di difendere le persone palestinesi dal massacro a Gaza e dall’espandersi delle colonie in Cisgiordania non deve esimerci dal pensare che l’attacco terroristico di Hamas è stato da un lato disgustoso, con gli stupri e le ragazze uccise caricate sui camion, ma si è anche rivelato un disastro per la stessa causa palestinese. Se l’intento era quello di mettere l’uno contro l’altro, senza possibilità intermedie, la Grande Israele e il Califfato islamico, allora possiamo dire che per ora sta vincendo il progetto della Grande Israele. &#xA;&#xA;Arriviamo così al secondo elemento che sta aiutando Netanyahu a realizzare il suo obiettivo storico di annettere i territori arabi e cioè il decisivo sostegno degli USA. Quando Israele ha iniziato a bombardare Gaza negli States c’era alla Casa Bianca Joe Biden. Il presidente americano ha subito sostenuto l’azione israeliana, ma via via che essa diventava più brutale e ci si avvicinava al voto, si è progressivamente allontanato dalle azioni più estremistiche del governo Netanyahu, pur non mettendo mai in discussione l’alleanza con Israele. Se Biden è stato chiamato, non so quanto a torto o a ragione, “Genocide Joe”, dovevamo ancora vedere arrivare il suo successore, Donald Trump. Con lui sono state superate tutte le remore della precedente amministrazione, finendo per attaccare direttamente l’Iran, il grande sostenitore e finanziatore di Hamas ed Hezbollah. &#xA;&#xA;Apro un inciso sul credito che in Italia è stato dato a Trump prima della sua elezione da parte di 5 Stelle, rossobruni e soci. Non era tanto la pretesa di un “isolazionismo” di Trump a ingolosirli, quanto la speranza che il tycoon avrebbe consegnato l’Ucraina a Putin. Purtroppo per loro non è andata così, per il piccolo particolare che l’Ucraina non è un pupazzo manovrato in una guerra per procura: il paese è rimasto in piedi perché si regge sulla resistenza di milioni di persone. E quindi, per terminare l’inciso, Travaglio e soci sono rimasti con un palmo di naso, mentre nel frattempo Trump aiutava Israele a distruggere Gaza: bei difensori della causa palestinese, proprio. Chiusa parentesi. &#xA;&#xA;Per ora, dunque, il sostegno americano al disegno della Grande Israele si è rafforzato, seppur resti ancora il mancato appoggio americano all’annessione della Cisgiordania governata dalla ANP, autorità governativa palestinese che di per sé è sempre stata vicina agli Stati Uniti. Questi ultimi, però, hanno sempre abbandonato i propri alleati minori, si chieda per esempio ai Curdi, per cui nulla toglie che nel prossimo futuro una amministrazione MAGA possa aiutare Israele ad annettersi la Cisgiordania. &#xA;&#xA;Lo scenario attuale ci porta dunque a pensare a quello che potrà succedere a Tel Aviv e a Washington nel futuro, se prevarranno ancora le spinte estremistiche o un minimo di decenza e ragione. Chiudo facendo una breve considerazione sul movimento pro Palestina. Per difendere la causa di una popolazione accerchiata, spesso si è fatto finta di non considerare come Hamas fosse un problema anche per chi vuole la liberazione della Palestina. Il 7 ottobre aveva anche questo obiettivo, ovvero mettere tutti dietro la bandiera islamica. Anche per il futuro sarà difficile smarcarsi dall’abbraccio mortale del cosiddetto Asse della Resistenza, soprattutto se in Iran resteranno al potere i Pasdaran. &#xA;&#xA;Finita questa fase storica, bisognerà però cominciare a ragionare sul come sostenere una resistenza meno impresentabile e compromessa con il terrorismo e coi peggiori regimi sanguinari, perché ne va dell’autodeterminazione della popolazione palestinese, nonché della stessa sopravvivenza della Palestina. Questo sganciamento dovrà fare i conti con la realtà di uno Stato di Israele che esiste e che non può essere eliminato assieme alla sua popolazione, come invece l’azione del 7 ottobre richiamava in nuce. Senza voler insegnare a nessuno come costruire il proprio movimento di liberazione, considerate pure le enormi difficoltà che affrontano le persone in Palestina, secondo me, per usare un’espressione da tifo calcistico, meritiamo di più. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il sogno della Grande Israele e la resistenza palestinese</p>

<p>Il progetto del governo Netanyahu, e più in generale quello della destra israeliana, emerge sempre più chiaramente dopo gli ultimi sviluppi della guerra in Medioriente: annettersi Gaza, la Cisgiordania, il sud del Libano e parte del confine siriano. Quello che poteva sembrare il sogno biblico della grande Israele, oggi si delinea con dei contorni sempre più netti all’orizzonte e da miraggio per estremisti e fanatici sta diventando argomento di dibattito politico.</p>

<p>Due sono gli elementi che hanno agevolato il concretizzarsi dei veri obiettivi di Netanyahu e soci.</p>

<p>Il primo è quello del 7 ottobre e dello sconsiderato attacco di Hamas ai civili israeliani. Possiamo pure minimizzare e giustificare i crimini del partito islamico, ma consideriamo un attimo la strategia costruita segretamente da Sinwar a cosa ha portato. Opposto al sogno della Grande Israele, Hamas coltiva specularmente quello di un unico stato palestinese a guida religiosa. Partendo da posizioni svantaggiate, con una Striscia di Gaza isolata dal resto dell’enclave governato dall’ANP in Cisgiordania, Hamas ha cercato di rompere questo isolamento con un attacco terroristico su vasta scala. Una toccata e fuga oltre confine e un ritorno tra la popolazione civile, nascondendosi nei tunnel sotterranei e tra i palazzi delle città della Striscia.</p>

<p>Questa tattica militare andrebbe considerata con maggiore onestà intellettuale da parte di chi, come il sottoscritto, è sempre stato dalla parte della Palestina ed è sceso in piazza dopo che Israele ha cominciato a radere al suolo Gaza. Hamas è un soggetto ibrido perché è assieme partito indipendentista, polizia, milizia e tante altre cose, ma non è mai stato un esercito regolare: non avendo divise e confondendosi volutamente tra la propria popolazione dopo l’attentato terroristico, ha utilizzato una tattica che chiamare spregiudicata è un eufemismo.</p>

<p>Di fronte a questa tattica, Israele ha deciso di radere al suolo tutta la Striscia, per togliere un vantaggio ad Hamas senza affrontare i miliziani corpo a corpo sul terreno. È emerso durante i mesi di bombardamenti come l’esercito israeliano considerasse legittimo ammazzare dieci civili per un solo combattente di Hamas, richiamando sinistramente altre situazioni che si credevano storicamente superate. Alla fine, dopo il massacro, Hamas è rimasta in piedi (seppur decimata), ma io mi vorrei un attimo mettere nei panni di un abitante di Gaza che non ha chiesto a nessuno l’azione del 7 ottobre e si è trovato invece tra i due fuochi dell’attacco israeliano e della polizia islamica.</p>

<p>La comprensibile volontà di difendere le persone palestinesi dal massacro a Gaza e dall’espandersi delle colonie in Cisgiordania non deve esimerci dal pensare che l’attacco terroristico di Hamas è stato da un lato disgustoso, con gli stupri e le ragazze uccise caricate sui camion, ma si è anche rivelato un disastro per la stessa causa palestinese. Se l’intento era quello di mettere l’uno contro l’altro, senza possibilità intermedie, la Grande Israele e il Califfato islamico, allora possiamo dire che per ora sta vincendo il progetto della Grande Israele.</p>

<p>Arriviamo così al secondo elemento che sta aiutando Netanyahu a realizzare il suo obiettivo storico di annettere i territori arabi e cioè il decisivo sostegno degli USA. Quando Israele ha iniziato a bombardare Gaza negli States c’era alla Casa Bianca Joe Biden. Il presidente americano ha subito sostenuto l’azione israeliana, ma via via che essa diventava più brutale e ci si avvicinava al voto, si è progressivamente allontanato dalle azioni più estremistiche del governo Netanyahu, pur non mettendo mai in discussione l’alleanza con Israele. Se Biden è stato chiamato, non so quanto a torto o a ragione, “Genocide Joe”, dovevamo ancora vedere arrivare il suo successore, Donald Trump. Con lui sono state superate tutte le remore della precedente amministrazione, finendo per attaccare direttamente l’Iran, il grande sostenitore e finanziatore di Hamas ed Hezbollah.</p>

<p>Apro un inciso sul credito che in Italia è stato dato a Trump prima della sua elezione da parte di 5 Stelle, rossobruni e soci. Non era tanto la pretesa di un “isolazionismo” di Trump a ingolosirli, quanto la speranza che il tycoon avrebbe consegnato l’Ucraina a Putin. Purtroppo per loro non è andata così, per il piccolo particolare che l’Ucraina non è un pupazzo manovrato in una guerra per procura: il paese è rimasto in piedi perché si regge sulla resistenza di milioni di persone. E quindi, per terminare l’inciso, Travaglio e soci sono rimasti con un palmo di naso, mentre nel frattempo Trump aiutava Israele a distruggere Gaza: bei difensori della causa palestinese, proprio. Chiusa parentesi.</p>

<p>Per ora, dunque, il sostegno americano al disegno della Grande Israele si è rafforzato, seppur resti ancora il mancato appoggio americano all’annessione della Cisgiordania governata dalla ANP, autorità governativa palestinese che di per sé è sempre stata vicina agli Stati Uniti. Questi ultimi, però, hanno sempre abbandonato i propri alleati minori, si chieda per esempio ai Curdi, per cui nulla toglie che nel prossimo futuro una amministrazione MAGA possa aiutare Israele ad annettersi la Cisgiordania.</p>

<p>Lo scenario attuale ci porta dunque a pensare a quello che potrà succedere a Tel Aviv e a Washington nel futuro, se prevarranno ancora le spinte estremistiche o un minimo di decenza e ragione. Chiudo facendo una breve considerazione sul movimento pro Palestina. Per difendere la causa di una popolazione accerchiata, spesso si è fatto finta di non considerare come Hamas fosse un problema anche per chi vuole la liberazione della Palestina. Il 7 ottobre aveva anche questo obiettivo, ovvero mettere tutti dietro la bandiera islamica. Anche per il futuro sarà difficile smarcarsi dall’abbraccio mortale del cosiddetto Asse della Resistenza, soprattutto se in Iran resteranno al potere i Pasdaran.</p>

<p>Finita questa fase storica, bisognerà però cominciare a ragionare sul come sostenere una resistenza meno impresentabile e compromessa con il terrorismo e coi peggiori regimi sanguinari, perché ne va dell’autodeterminazione della popolazione palestinese, nonché della stessa sopravvivenza della Palestina. Questo sganciamento dovrà fare i conti con la realtà di uno Stato di Israele che esiste e che non può essere eliminato assieme alla sua popolazione, come invece l’azione del 7 ottobre richiamava in nuce. Senza voler insegnare a nessuno come costruire il proprio movimento di liberazione, considerate pure le enormi difficoltà che affrontano le persone in Palestina, secondo me, per usare un’espressione da tifo calcistico, meritiamo di più.</p>
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      <pubDate>Tue, 05 May 2026 10:00:40 +0000</pubDate>
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      <title>La farsa di marzo e il trionfo di Gratteri</title>
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      <description>&lt;![CDATA[La farsa di marzo e il trionfo di Gratteri&#xA;&#xA;La campagna referendaria conclusasi con il successo del NO alla riforma della giustizia è stata una farsa oscena nella quale ha perso innanzitutto il senso del ridicolo di questo scalcagnato paese. Una innocua riforma di stampo liberale, che avrebbe riequilibrato le funzioni tra la magistratura inquirente e quella giudicante, è stata trasformata dai suoi sostenitori e dai suoi avversari in un distopico scontro nel quale entrambi i fronti ne hanno completamente travisato il senso.&#xA;&#xA;La Meloni ha urlato con voce roca contro i giudici, che avrebbero liberato immigrati, stupratori, pedofili (e si suppone immigrati stupratori pedofili), quando il senso della riforma era tutt’altro, ovvero evitare che continuasse lo stillicidio di rinvii a giudizio avventati e conseguenti processi inutili e dannosi, con il PM e il GIP che vanno a braccetto. La premier ci ha aggiunto, per accentuare ulteriormente i toni farseschi, la difesa della “famiglia del bosco”, a cui i perfidi giudici avrebbero sottratto inopinatamente i figli. Letti i sondaggi negativi degli ultimi giorni, la Meloni ha cercato di “abbassare i toni”, forse consapevole di aver mobilitato più i suoi avversari che i suoi sostenitori: era troppo tardi ed è stata giustamente punita per il suo delirio forcaiolo.&#xA;&#xA;Anche il fronte del NO ha operato una mistificazione completa del testo referendario, presentando la separazione delle carriere come il sogno della P2 di Licio Gelli, ipotizzando la creazione di un PM “super-poliziotto”, gridando allo sfregio della Costituzione antifascista, all’asservimento del potere giudiziario a quello esecutivo: tutte menzogne tanto lampanti quanto ripetute in massa dal comitato e dai partiti per il NO. Il capo di questa coalizione, il giudice ultra giustizialista Gratteri, noto per avere l’arresto facile e il primato di ingiuste detenzioni, si è lasciato però sfuggire la vera ragione della sua contrarietà alla riforma: con la vittoria del Sì, ogni PM sarebbe dovuto andare dal GIP “con il cappello in mano” a implorare il rinvio a giudizio dei suoi indagati. La stortura odierna della giustizia è proprio l’opposto di quanto paventava Gratteri: quasi tutte le indagini traballanti dei PM oggi si trasformano in processi, contro la legge vigente e contro la Costituzione, tanto sbandierata e citata ad cazzum.&#xA;&#xA;Ingolosita da questa occasione, tutta la sinistra, dai cinque stelle al Pd, dalla CGIL a Potere al popolo, dai centri sociali ad AVS, insomma, tutta, tranne qualche esponente di provata fede garantista come l’ex sindaco di Milano Pisapia e uno sparuto gruppo di giuristi dignitosi, ha fatto blocco con Gratteri e l’ANM, rinsaldando quella alleanza con la magistratura che ha caratterizzato la politica italiana da Mani Pulite in poi. In questo scenario, a farla da padroni sono stati Travaglio e la sua creatura Giuseppi, entrambi ben foraggiati dal Cremlino. Poiché la Schlein ha dovuto sostenere senza imbarazzo che con la separazione delle carriere l’esecutivo avrebbe controllato la magistratura, si è consegnata mani e piedi all’egemonia politica sostanziale dei 5 stelle nella coalizione. Un minuto dopo la fine delle votazioni, infatti, Giuseppi si è intestato la vittoria e ha dichiarato aperte le primarie del campo largo. Dovesse vincerle, avremmo una opposizione che arriva al voto con un leader burattino di Putin.&#xA;&#xA;Parlando di Putin non possiamo che concludere questo scenario desolante con i rimasugli dei gruppi di “movimento” e di sinistra radicale, che sono scesi in piazza sostenendo il “NO sociale”. Anche queste fazioni sono di fatto a rimorchio dei 5 stelle, avendo preso in mano la bandiera della difesa della Costituzione, del rispetto della magistratura e, ovviamente, della Pace, quella che si raggiunge solo arrendendosi al volere imperialista del Cremlino. Del resto il referendum era stato preceduto dal vergognoso voto di AVS contro il sostegno militare all’Ucraina. Ora la farsa è compiuta, con la Gen Z che è scesa in soccorso di Gratteri. Il giudice calabrese è il vero vincitore di questo referendum: è diventato ormai un fenomeno da Tik Tok e da trend social. Solo nella provincia di Reggio Calabria non l’hanno votato, forse memori degli arresti a strascico che faceva nelle sue indagini antimafia. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La farsa di marzo e il trionfo di Gratteri</p>

<p>La campagna referendaria conclusasi con il successo del NO alla riforma della giustizia è stata una farsa oscena nella quale ha perso innanzitutto il senso del ridicolo di questo scalcagnato paese. Una innocua riforma di stampo liberale, che avrebbe riequilibrato le funzioni tra la magistratura inquirente e quella giudicante, è stata trasformata dai suoi sostenitori e dai suoi avversari in un distopico scontro nel quale entrambi i fronti ne hanno completamente travisato il senso.</p>

<p>La Meloni ha urlato con voce roca contro i giudici, che avrebbero liberato immigrati, stupratori, pedofili (e si suppone immigrati stupratori pedofili), quando il senso della riforma era tutt’altro, ovvero evitare che continuasse lo stillicidio di rinvii a giudizio avventati e conseguenti processi inutili e dannosi, con il PM e il GIP che vanno a braccetto. La premier ci ha aggiunto, per accentuare ulteriormente i toni farseschi, la difesa della “famiglia del bosco”, a cui i perfidi giudici avrebbero sottratto inopinatamente i figli. Letti i sondaggi negativi degli ultimi giorni, la Meloni ha cercato di “abbassare i toni”, forse consapevole di aver mobilitato più i suoi avversari che i suoi sostenitori: era troppo tardi ed è stata giustamente punita per il suo delirio forcaiolo.</p>

<p>Anche il fronte del NO ha operato una mistificazione completa del testo referendario, presentando la separazione delle carriere come il sogno della P2 di Licio Gelli, ipotizzando la creazione di un PM “super-poliziotto”, gridando allo sfregio della Costituzione antifascista, all’asservimento del potere giudiziario a quello esecutivo: tutte menzogne tanto lampanti quanto ripetute in massa dal comitato e dai partiti per il NO. Il capo di questa coalizione, il giudice ultra giustizialista Gratteri, noto per avere l’arresto facile e il primato di ingiuste detenzioni, si è lasciato però sfuggire la vera ragione della sua contrarietà alla riforma: con la vittoria del Sì, ogni PM sarebbe dovuto andare dal GIP “con il cappello in mano” a implorare il rinvio a giudizio dei suoi indagati. La stortura odierna della giustizia è proprio l’opposto di quanto paventava Gratteri: quasi tutte le indagini traballanti dei PM oggi si trasformano in processi, contro la legge vigente e contro la Costituzione, tanto sbandierata e citata ad cazzum.</p>

<p>Ingolosita da questa occasione, tutta la sinistra, dai cinque stelle al Pd, dalla CGIL a Potere al popolo, dai centri sociali ad AVS, insomma, tutta, tranne qualche esponente di provata fede garantista come l’ex sindaco di Milano Pisapia e uno sparuto gruppo di giuristi dignitosi, ha fatto blocco con Gratteri e l’ANM, rinsaldando quella alleanza con la magistratura che ha caratterizzato la politica italiana da Mani Pulite in poi. In questo scenario, a farla da padroni sono stati Travaglio e la sua creatura Giuseppi, entrambi ben foraggiati dal Cremlino. Poiché la Schlein ha dovuto sostenere senza imbarazzo che con la separazione delle carriere l’esecutivo avrebbe controllato la magistratura, si è consegnata mani e piedi all’egemonia politica sostanziale dei 5 stelle nella coalizione. Un minuto dopo la fine delle votazioni, infatti, Giuseppi si è intestato la vittoria e ha dichiarato aperte le primarie del campo largo. Dovesse vincerle, avremmo una opposizione che arriva al voto con un leader burattino di Putin.</p>

<p>Parlando di Putin non possiamo che concludere questo scenario desolante con i rimasugli dei gruppi di “movimento” e di sinistra radicale, che sono scesi in piazza sostenendo il “NO sociale”. Anche queste fazioni sono di fatto a rimorchio dei 5 stelle, avendo preso in mano la bandiera della difesa della Costituzione, del rispetto della magistratura e, ovviamente, della Pace, quella che si raggiunge solo arrendendosi al volere imperialista del Cremlino. Del resto il referendum era stato preceduto dal vergognoso voto di AVS contro il sostegno militare all’Ucraina. Ora la farsa è compiuta, con la Gen Z che è scesa in soccorso di Gratteri. Il giudice calabrese è il vero vincitore di questo referendum: è diventato ormai un fenomeno da Tik Tok e da trend social. Solo nella provincia di Reggio Calabria non l’hanno votato, forse memori degli arresti a strascico che faceva nelle sue indagini antimafia.</p>
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      <guid>https://paper.wf/ragionamendo/la-farsa-di-marzo-e-il-trionfo-di-gratteri</guid>
      <pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:48:02 +0000</pubDate>
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