Il campo largo non esiste

La scommessa della leader del PD Elly Schlein, “testardamente unitaria”, di tenere unita una coalizione con i 5 stelle, sta per arrivare al momento della verità. Non sappiamo ancora se Conte terrà fede alla sua promessa di partecipare alle elezioni in alleanza con altri partiti (sarebbe la prima volta per il MoVimento fondato da Grillo) ma il punto è proprio questa incertezza. Spinta da un ragionamento più matematico che politico, Schlein ha pensato che sommando i voti del suo partito più quelli di AVS, dei centristi vari e, appunto, dei 5 stelle, avrebbe potuto sfidare Meloni alle prossime politiche.

L'ipotesi, caldeggiata dalla maggioranza del suo partito, quella che aveva dato il via al governo giallo-rosso, più l'avallo di Matteo Renzi, sembra avere una sua logica. Sono dei partiti che ripropongono una coalizione di centro-sinistra, una formula che in Italia ha una lunga tradizione storica che ha attraversato le epoche e le fasi della Repubblica più diverse. Con un compromesso sul programma, puntando sui cavalli di battaglia del rilancio delle istituzioni pubbliche più devastate dalla destra, ovvero sanità, scuola, mondo del lavoro etc. un progetto di governo alternativo non sarebbe poi tanto irraggiungibile. Una spruzzata retorica sulla Costituzione, sulla Pace ed ecco che siamo pronti ad affrontare le urne. Questo, però, è tutto soltanto in teoria, perché sono mesi che il progetto non parte.

Le ragioni di questa attesa stanno cominciando ad emergere: Giuseppe Conte si tiene aperta la possibilità di correre da solo alle elezioni. Il suo obiettivo primario è, ovviamente, tornare a Palazzo Chigi, ma quello immediatamente successivo è avere il maggior numero di parlamentari per i 5 stelle. Se dovesse essere impossibile un Conte-Ter ecco che la nuova legge elettorale, qualora venisse varata, aprirebbe le porte ad un proporzionale che sarebbe un libera-tutti, soprattutto in previsione di un possibile pareggio tra centrodestra e centrosinistra, per cui poi in parlamento ciascuno avrebbe le mani libere per le alleanze.

È questo il motivo per cui lo scaltro avvocato foggiano, che ha costruito un partito “progressista indipendente”, gemellato con la leader fasciocomunista tedesca Sahra Wagenknecht (la stalinista della ex DDR che potrebbe allearsi coi neonazisti della AfD) si tiene ancora la carta di una possibile rottura. In questi giorni va ripetendo che quando ci sarà il confronto sul programma non potrà scendere a compromessi sul riarmo, mentre le primarie sono ancora pendenti e lontane. Il tema scelto per una rottura col PD è ovviamente quello degli aiuti militari all'Ucraina. Sebbene la manfrina appaia particolarmente ripugnante, nel negare un aiuto a un paese democratico che viene bombardato ogni giorno su mercati e ospedali da una dittatura imperialista sanguinaria, questa scelta per Giuseppi non è altro che una carta ipocrita come un'altra per portare (qualora ce ne fosse infine bisogno) allo strappo.

È molto probabile che al leader progressista indipendente non freghi assolutamente nulla della guerra e della pace, avendo da presidente del consiglio aumentato sensibilmente la spesa militare e avendo sostenuto con Draghi i primi aiuti militari a Kiev. Stiamo parlando di un trasformista come pochi nella storia della Repubblica, capace di governare con l'estrema destra e con il centro sinistra, sostenere un governo tecnico e poi farlo cadere, presentarsi da solo alle elezioni (spianando la vittoria a Meloni) per poi gridare subito alla necessità di una alleanza anti Meloni. Su queste basi la vera domanda è come Elly Schlein ritenga praticabile e credibile costruire una coalizione duratura. In definitiva la leader del PD sembra essere quasi condannata a dover percorrere una strada obbligatoria ma destinata alla catastrofe: anni a caldeggiare questa alleanza, con un alleato con non vede l'ora di fregarti.

L'unico sussulto tattico che mi sembra di aver visto in Schlein è stato quando ha (palesemente) chiesto alla segretaria della giovanile del suo partito di fare il discorso pacifista: mi è parsa una mossa anche furba ma disperata, volta a non farsi schiacciare dalla retorica di Conte per cui lui è un nonviolento, un novello Mahatma Gandhi, Giuseppe Mahatma Gondhe, mentre Schlein è una terribile bellicista guerrafondaia, che vuole continuare il conflitto in Ucraina: la colpa della mancata “svolta negoziale” non sarebbe per la brama di sangue di Putin, che ogni giorno massacra dei civili pur di avere dieci metri quadrati in più di Donbass, ma sarebbe colpa di un partito di opposizione in un paese che avrà mandato in Ucraina sì e no qualche vecchio carrarmato e due munizioni. Si sta facendo un teatrino ridicolo e osceno sulla pelle di un paese martoriato. Ma a Giuseppi la sua amica Sahra Wagenknecht avrà detto che la colpa di tutto, a partire della fine della DDR, è della NATO.

Oltre che all'appeasement con nazisti, fascisti e satrapi, anche il resto del programma politico di Conte è piuttosto tendente a destra. Su temi come immigrazione, giustizia, carceri, cittadinanza e altro sembra di leggere ancora le tesi del governo gialloverde con Salvini. Su altre cose poi si vira subito nella retorica populista di sinistra, dalla sanità al reddito (per quanto poi tutto il welfare sia destinato ai soli veri “italiani” residenti da decenni sul suolo patrio) e la Costituzione e così via. In sostanza però stiamo sempre parlando di retorica vuota, di destra come di sinistra, tutto poi pronto ad essere sacrificabile alla prossima giravolta politica estemporanea a convenienza degli ex grillini.

In conclusione, non possiamo sapere ancora se Conte andrà alle elezioni da solo o meno, se ci saranno le primarie, chi le vincerà, se ci sarà un accordo sul programma: forse non lo sa nemmeno lui, per adesso. Quello che mi sembra invece chiaro è che il Campo Largo è un miraggio, un progetto politico inesistente, frutto dell'idea di riproporre un progetto come quello del centro-sinistra che è stato spazzato via dalla crisi economica del 2008, dalla quale poi sono nati tutti i partiti populisti. Mi sembra veramente impossibile che rinasca oggi con l'alleanza tra forze non solo così disomogenee, ma con leader così trasformisti e spregiudicati, pronti a mettere il potere davanti a tutto, soprattutto davanti ogni briciolo di dignità e di decenza umana.